La strana logica dei detrattori della legge sull'apologia di fascismo

Con 261 voti è passata alla Camera, tra le polemiche, la proposta di legge "Fiano", norma che introduce nel codice penale il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista.
La 293bis, questa sarebbe la dicitura se fosse approvata anche al Senato, allarga al reato di apologia anche comportamenti che fino ad oggi sono stati tollerati, quali la produzione e la distribuzione di gadget raffiguranti immagini riconducibili al Ventennio e immagini di propaganda del partito fascista.
Curiose però appaiono le argomentazioni dei detrattori della legge Fiano, una fra tutte è l'accusa che viene mossa alla 293bis: "Una norma liberticida!"

L'ho letta, fra i molti portali, sul sito ilGiornale.it: notizia in apertura, a caratteri cubitali. Sulla spalla all'articolo, in evidenza, un altro contributo editoriale recante l'immagine di Benito Mussolini con tanto di titolo ad effetto: "Chi posta una foto così adesso finisce in galera".

Premesso che chi ha steso l'articolo probabilmente avrà solo una vaga idea del contenuto della legge, è curioso continuare a navigare sulla home page del quotidiano per trovare questa:

Davvero incomprensibile: lo stesso quotidiano che non troppo fra le righe accusa la Camera di istituire un reato d'opinione contro il fascismo (un'ideologia che per sua natura è antitesi della democrazia) scrive, riferendosi all'apertura di nuove moschee (luoghi di culto di una religione che, come dimostrato, può sposarsi con la cultura politica occidentale): "La lezione degli attentati di Barcellona e Cambrils sembra non sia stato molto utile per una parte della politica spagnola".
In sintesi: una legge contro un'ideologia liberticida è liberticida, limitare il diritto di culto (Art.19 della Costituzione) non lo è.

La legge Fiano apre inevitabilmente un dibattito: fino a che punto può essere garantita la libertà? Democrazia non significa che tutto possa essere fatto o detto, esistono limiti ben precisi alle parole e alle azioni e buona parte di queste devono sottostare al sacro principio che la libertà individuale finisce là dove inizia quella altrui.

La democrazia, al netto dei discorsi ideologici, deve tutelarsi. Esiste un revival dei messaggi e del pensiero legato al periodo storico dei fascismi. Non è folklore, è un pericolo reale per la tenuta democratica del Paese. False informazioni storiche e deformazioni della realtà stanno riportando a galla sentimenti nostalgici che, in diverse forme, assumono carattere organizzato e politico.

E se da una parte il ritorno di un partito direttamente riconducibile fascismo è improbabile è altresì verosimile che dalla fermentazione di questa nuova ondata di odio e disprezzo dei valori democratici possa nascere uno o più soggetti le cui ossature ideologiche richiamino in qualche modo a valori anti democratici e liberticidi.

Un paradosso? Sì. Un paradosso al quale si può rispondere solo con misure preventive. Per difendere la democrazia si deve combattere ciò che è dichiaratamente avverso alla democrazia. Senza esitare.

Con buona pace di chi, odiatore delle libertà, vomita lamentele accusandone la mancanza. Un paradosso nel paradosso che, a ben vedere, fa più pena che riflettere.

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